Il Comune di Roma a caccia di discariche: Virginia Raggi prova con Albano

Si rende sempre più complicata la questione dei conferimenti dei rifiuti indifferenziati e degli speciali non pericolosi prodotti nell’ambito del Comune di Roma: la municipalità, sempre a caccia di nuovi luoghi dove poterlo effettuare, in attesa di un migliore sistema impiantistico e di raccolta, prova ad aprire la Discari di Albano, chiusa dal 2016. Ma la situazione è più complicata del previsto.

Le azioni del Comune

Virginia Raggi ha deciso: la discarica sita nel Comune di Albano dovrà salvare Roma da una nuova emergenza rifiuti. A tal fine ha firmato un’apposita ordinanza per riaprirla, dopo che questa era stata chiusa nel 2016, anche a causa di un incendio. La Sindaca, che si era appellata ai colleghi dei comuni limitrofi, ha fatto sapere che nella discarica potranno essere accolti un massimo di 1.100 tonnellate al giorno di scarti lavorati dagli impianti di trattamento, per un periodo di 180 giorni.

I problemi

In realtà il provvedimento deve essere prima sottoposto al vaglio del Ministero della Transizione ecologica (MITE) e della Regione Lazio. Ma va rivisto perchè, al momento, è inefficace, in quanto l’autorizzazione ambientale integrata (AIA) che consentirebbe l’utilizzo come impianto di smaltimento, in realtà consente l’utilizzo dell’invaso solo per l’annesso impianto di trattamento meccanico biologico (TMB), proprio quello distrutto dall’incendio del 2016.

Il punto di vista regionale

E’ proprio Zingaretti a richiederlo, dopo che gli uffici della Regione intervenuti al tavolo tecnico lo hanno richiesto, per cui viene esplicitamente richiesto di provvedere di una deroga alla stessa, previo parere degli organi tecnici preposti

In alternativa bisognerebbe chiedere una nuova Autorizzazione integrata ambientale, con tempi molto più lunghi. La deroga, quindi, è lo strumento che consente di velocizzare la riapertura della discarica.

La conclusione

Pertanto l’unica strada percorribile, indicata dal MITE, è quella di emettere una nuova ordinanza, senza la quale non è possibile derogare all’AIA, ovvero conferire i  rifiuti trattati provenienti dagli impianti di Roma, Colfelice, Castelforte e Pomezia, vale a dire gli impianti quelli indicati nell’ordinanza, non potranno essere trasferiti ad Albano Laziale.

Il punto di vista del Comune di Albano

Tuttavia, Albano non ci sta. Il primo cittadino di Albano ha chiaramente parlato di “atto ostile” del Campidoglio.

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