Giurisprudenza: novità sull’applicazione dell’interdittiva antimafia

Interessante sentenza del Consiglio di Stato del 6 maggio scorso, riguardante l’affidamento del servizio di igiene  urbana: se interessati da interdittiva antimafia occorre informare la stazione appaltante

Il caso

Con il numero 2896 riguardante l’appalto del servizio di gestione rifiuti solidi urbani ed assimilati, gara indetta da un Comune del sud Italia, il Consiglio di Stato ha puntualizzato che un partecipante d’appalto per il servizio gestione rifiuti ha l’obbligo di informare, tra le altre cose, la stazione appaltante del possesso a suo carico di un’interdittiva Antimafia anche se questa è sub iudice e quindi non definitiva.

Il caso riguardava un’azienda della Puglia, esclusa dall’appalto sia per la mancata iscrizione nella White List indetta dalle autorità garante per la concorrenza e per il mercato, di aver dichiarato di essere stata destinatario di informativa interdittiva Antimafia (precisando che la medesima era stata annullata dal Tar, ma al momento della partecipazione alla gara è il termine per presentare l’appello non era spirato (tanto che poi successivamente il Consiglio di Stato aveva annullato la sentenza del Tar facendo rivivere interdittiva Antimafia).

Che cos’è la white list

La white list è un elenco, tenuto dalla Prefettura di competenza provinciale, d’imprese che – dopo verifiche specifiche effettuate dai soggetti preposti su richiesta – sono risultate negative ad infiltrazione mafiosa. Queste imprese, in maniera diretta o indiretta (tramite subappalto), sono qualificate per stipulare rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione.

La sentenza

Nel pronunciamento del Consiglio viene precisato che l’impresa partecipante ha violato il codice dei contratti pubblici (all’art. 80, D.Lgs. n. 50/2016), per cui ha omesso di mettere la stazione appaltante a corrente di soluzioni che siano anche solo potenzialmente rilevanti ai fini del riscontro ed affidabilità del concorrente, una situazione di quel comune doveva essere a conoscenza.

Anche mentre direttiva Antimafia i supremi giudici hanno le mente da comunicare ai sensi del codice degli appalti, perché consente la stazione appaltante di avere le informazioni sull’affidabilità dei concorrenti.

Riferimenti

Sentenza del Consiglio di Stato n 2896 del 6 maggio 2019.