L’evoluzione del Capitale naturale: predisposto il IV Rapporto dal MiTE

Sul finire del mese scorso è stata presentato il IV° report sullo stato del capitale naturale in Italia che, dopo l’approvazione, prevede la trasmissione al presidente del Consiglio e al ministro dell’Economia.

La redazione del Rapporto

Il Rapporto è stato svolto e realizzato in  uno dei periodi piu’ bui degli ultimi tempi, all’epoca della c.d. “terza ondata” dovuta al COVID-19, e precisamente tra novembre 2020 e marzo 2021.

Lo prevede la Legge c.d. “Green Economy”, la n. 221 del 2015 (quella che, tanto per intenderci, amplia la quantità e la qualità degli Ecoreati), che, all’art. 67, prevede la sua redazione annuale, da parte del Comitato per il Capitale Naturale[1].

I Rapporti devono poi essere consegnati dal Ministro dell’Ambiente, al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Economia, al fine di assicurare il raggiungimento degli obiettivi sociali, economici e ambientali coerenti con l’annuale programmazione finanziaria e di bilancio.

Perché redigere un rapporto sullo stato del Capitale naturale?

Ce lo richiede l’ONU, con i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, che fissa, tra le altre cose, la necessità di preservare e ripristinare il capitale naturale per garantire una ripresa duratura[2], ed anche la Comunità Europea, con il Green New Deal.

Gli obiettivi fissati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite comprendono e rafforzano gli obiettivi che, sempre nell’ambito delle Nazioni Unite, sono stati approvati nelle sedi negoziali nel corso delle varie Conferenze delle Parti (COP), delle singole Convenzioni internazionali dedicate ai grandi temi del nostro futuro, come la Convenzione sui Cambiamenti climatici e quella sulla Biodiversità.

il Mite chiarisce che gli esperti hanno concordato sull’importanza strategica di tenere in considerazione ciò nell’ambito della transizione economica prevista dal programma integrato del Next Generation EU, da sviluppare attraverso un Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che dedichi il 37% delle risorse alla biodiversità, ad azioni per il clima e all’adattamento ai cambiamenti climatici, anche in virtù dei nuovi impegni comunitari derivanti dalla Strategia europea per la biodiversità al 2030 e alla Strategia “Farm to Fork” per una migliore sostenibilità ecologica di tutta la filiera agroalimentare.

La “visione” proposta dal Comitato Capitale Naturale

Come ricorda l’introduzione al Rapporto, il Comitato Capitale Naturale, sulla base dell’urgenza di azioni immediate e concrete per i prossimi 10 anni[3], propone una significativa “visione” per l’Italia, per il cui ottenimento è fondamentale agire e con rapidità, attivando le otto transizioni indicate dal Documento[4].

La conoscenza scientifica dimostra la necessità di conservare e ristabilire, ove necessario, uno stato di buona salute dei servizi ecosistemici dei nostri sistemi naturali e accrescere il numero e la qualità dei programmi e delle misure di tutela destinati agli ecosistemi terrestri ed acquatici più vulnerabili, la costituzione di corridoi biologici, l’attuazione dei programmi di tutela e conservazione delle specie autoctone, lo studio e il contrasto alla diffusione delle specie aliene invasive, la lotta al commercio illegale e al bracconaggio, e la sensibilizzazione della cittadinanza.

Se preserviamo la natura, preserviamo noi stessi. Se indeboliamo la natura, indeboliamo noi stessi. Gli ecosistemi e la biodiversità, infatti, costituiscono la base della nostra salute, del nostro benessere e del nostro sviluppo.

Per maggiori informazioni

Consultare l’edizione del IV Rapporto, cliccando qui.

[1] Il Comitato è presieduto dal Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare ed è composto da 10 Ministri, dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), dalla Conferenza delle Regioni, da cinque Istituti pubblici di Ricerca e da un gruppo di esperti della materia nominati dal Ministro dell’Ambiente

[2] Conosciuti anche come “Agenda 2030”, si tratta di alcuni target, da realizzare entro il 2030, che riconosce lo stretto legame tra il benessere umano, la salute dei sistemi naturali e la presenza di sfide comuni per tutti i paesi, finalizzati ad affrontare un’ampia gamma di questioni relative allo sviluppo economico e sociale, che includono la povertà, la fame, il diritto alla salute e all’istruzione, l’accesso all’acqua e all’energia, il lavoro, la crescita economica inclusiva e sostenibile, il cambiamento climatico e la tutela dell’ambiente, l’urbanizzazione, i modelli di produzione e consumo, l’uguaglianza sociale e di genere, la giustizia e la pace.

[3] Seguendo la linea di quanto già indicato dal Natural Capital Committee della Gran Bretagna.

[4] Transizione verso la difesa delle foreste e del suolo (conservare e rispristinare gli ecosistemi forestali, fermare e invertire il loro degrado, bloccando la perdita di suolo, riducendo e invertendo la tendenza alla modificazione degli utilizzi e del consumo del suolo); Transizione verso l’agricoltura sostenibile (riprogettare i sistemi agricoli utilizzando approcci agroecologici per incrementare la produttività e riducendo al minimo gli effetti negativi sulla biodiversità); 3. Transizione verso sistemi alimentari sostenibili (promuovere diete sostenibili e sane, enfatizzando la diversità degli alimenti, principalmente di origine vegetale, con un consumo più moderato di carne e pesce, e favorendo la notevole riduzione dei rifiuti e degli scarti nella catena alimentare e nel consumo; Transizione verso una pesca sostenibile e un utilizzo sostenibile degli oceani (proteggere e rispristinare gli ecosistemi marini e costieri, riformare i sistemi di pesca, l’acquacoltura e gli altri utilizzi delle risorse degli oceani verso la sostenibilità, incrementando la sicurezza alimentare e le risorse necessarie per la pesca di sussistenza); Transizione sostenibile delle città e delle infrastrutture (implementare le “infrastrutture verdi” (Green Infrastructures) e dare spazio alla natura nell’ambiente costruito, al fine di migliorare la salute e la qualità della vita delle persone, riducendo l’impronta ambientale delle città e delle infrastrutture; Transizione verso l’uso sostenibile delle acque dolci (adottare un approccio integrato che garantisca il flusso dei fiumi, essenziale per la natura e le popolazioni, migliorando la qualità dell’acqua, proteggendo gli ambienti critici, controllando le specie aliene e invasive, proteggendo la connettività degli ecosistemi, per consentire il recupero degli ecosistemi di acqua dolce, dalle montagne alle coste); Transizione verso un’azione sostenibile per il clima (adottare le soluzioni basate sulla difesa della natura (Nature Based Solutions), eliminando rapidamente l’utilizzo dei combustibili fossili per ridurre l’entità degli effetti del cambiamento climatico, ottenendo nel contempo impatti positivi sulla biodiversità); Transizione verso un approccio One World, One Health, responsabile per la biodiversità (gestire gli ecosistemi, inclusi quelli agricoli e urbani, nonché l’utilizzo della fauna e della flora selvatiche, nel quadro di un approccio integrato, mirato a mantenere la salute degli ecosistemi e delle persone).

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