Prassi UNI: è il turno del compostaggio dei rifiuti organici

E’ noto che uno dei problemi rilevanti in termini di gestione dei rifiuti viene posto dalla gestione dei rifiuti organici, sia per quanto attiene gli aspetti quantitativi che per quanto attiene quelli qualitativi. Sul punto, l’organismo di normazione UNICOL sta procedendo alla definizione delle migliori pratiche per la valorizzazione della frazione in esame.

Il termine delle consultazioni pubbliche sul tema

La consultazione pubblica del documento elaborato da UNICOL sarà valida fino al 17 ottobre 2021  avrà in particolare, per oggetto, il metodo di prova per determinare la qualità del rifiuto organico da recuperare attraverso digestione anaerobica e compostaggio[1].

Che cos’è il compostaggio

Le attività di recupero della frazione organica dei rifiuti solidi urbani (c.d. “FORSU”), e della biomassa residuale degli scarti di lavorazione nel settore agricolo e agro-industriale trovano come una delle forme di recupero, quella della produzione di ammendante, a partire da processi di digestione in presenza di ossigeno (aerobici). Nel caso di quelli aerobici, la degradazione avviene più lentamente e soprattutto in presenza di ossigeno.

Il risultato principale viene rappresentato dal c.d. “compost”, (altresì definito come “ammendante Compostato”).

Si tratta di un fertilizzante organico, che proviene trattamento della frazione organica dei rifiuti solidi urbani di matrice organica (c.d. “FORSU”), raccolta in maniera differenziata, tale da assicurare una qualità accettabile della biomassa così recuperata.

L’efficace produzione richiede, pertanto, una separazione a monte, operata dai Cittadini e dalle imprese, che devono conferire la materia organica proveniente dai loro scarti in appositi contenitori, senza immettere elementi estranei che possono compromettere il risultato del recupero ed avviarne la produzione.

Attraverso il processo compostaggio, che in Italia avviene tradizionalmente in impianti dedicati, gli scarti umidi del cibo delle nostre cucine vengono avviati a recupero e trasformati in fertilizzante organico, che possono essere utilizzati per molteplici usi di natura agronomica (es.: florovivaismo, colture praticate in pieno campo, ecc..).

In Italia, secondo i più recenti rapporti ISPRA, si contano 281 impianti di compostaggio (ed anche 64 dedicati alla produzione di biogas e compostaggio), per un totale lavorato di 2.15 milioni di tonnellate nell’anno 2019, consentendo un efficace implementazione dei principi alla base dei modelli di economia circolari, la cui realizzazione, in particolare nel settore dei rifiuti, viene richiesta dal Legislatore comunitario: la biomassa divenuta rifiuto viene trasformata divenendo così una risorsa, alternativa alle materie prime.

La proposta

La proposta, in particolare, va a definire i procedimenti per determinare la qualità del rifiuto organico da sottoporre a recupero attraverso la digestione anaerobica e il compostaggio, ed anche di fissare il numero minimo di analisi da effettuare per un impianto di riciclo (impianto di compostaggio o di digestione anaerobica) nonché per un Comune o un gestore del servizio di raccolta rifiuti organici.

Che cosa sono le prassi

Si tratta di documenti tecnici per settori Innovativi (ma non solo), per codificare “buone pratiche” già in essere utilizzate dal mercato, per definire applicazioni particolari di norme esistenti, disciplinari proprietari, modelli di gestione sperimentati a livello locale, per valorizzare i risultati derivati da progetti finanziati.

Vengono messe a punto da un “Tavolo” di esperti di organizzazioni rappresentative del mercato cui è destinata la prassi (es, associazioni di rappresentanza, pubbliche amministrazioni enti di certificazione ….), e vengono diffuse gratuitamente e ad applicazione sperimentale per diventare con il tempo delle norme. Tuttavia, dopo 5 anni dall’adozione possono diventare norme Uni oppure, come esito alternativo, vengono ritirate.


[1] In base alla definizione contenuta nella Parte IV del D.Lgs. n. 152/2006, il rifiuto organico raccolto in modo differenziato e destinato agli impianti di recupero digestione anaerobica e compostaggio) viene definito come quello costituito dai rifiuti biodegradabili di parchi e giardini, dai rifiuti biodegradabili di cucina (sia di privati che di ristoranti, uffici, servizi di ristorazione, attività all’ingrosso, punti vendita al dettaglio). dai rifiuti simili prodotti dall’industria, dai manufatti che contengono il rifiuto usati per la sua raccolta e dai rifiuti e rifiuti di imballaggi costituiti da carta, bioplastica e altri materiali biodegradabili e compostabili ammessi dall’articolo 152-ter del Dlgs 152 2006.