Renewable energy report: le rinnovabili crescono nel mondo ma non in Italia

Andata in scena lo scorso 27 Maggio 2021 la settima edizione del Renewable energy report, il rapporto annuale che si pone l’obiettivo di analizzare lo sviluppo del settore delle rinnovabili in Italia, con particolare focus sulle evoluzioni necessarie per raggiungere la decarbonizzazione: si allarga il divario del nostro Paese rispetto alle installazioni in Europa e nemmeno il PNRR potrà colmare senza prima aver sciolto i nodi connessi al quadro normativo e regolatorio.

I temi trattati

Nel rapporto sono stati analizzati i seguenti temi:

  • stato dell’arte delle rinnovabili in Italia in termini di nuove installazioni e produzione di energia;
  • analisi delle principali novità in campo normativo che impattano sulle nuove installazioni, sugli interventi di repowering/revamping e sull’accesso ad Aste e Registri;
  • innovazioni tecnologiche nell’ambito della generazione, in particolare riferite a fotovoltaico ed eolico;
  • scenari di evoluzione della curva di installazioni in condizioni “as is” e in condizioni di attuazione del PNRR (“policy driven”), con valutazione dell’impatto in termini di raggiungimento degli obiettivi nazionali, riduzione delle emissioni di CO2 e utilizzo di suolo;
  • costruzione di uno scenario di evoluzione alternativo di allocazione delle risorse previste dal Next Generation EU.

Cosa sta avvenendo a livello mondiale

Il Rapporto evidenzia come, nel mondo, il mercato delle rinnovabili sia in fortissima espansione: neanche la pandemia, dovuta all’emergenza sanitaria originata dal Covid-19, ha potuto fermare la crescita del settore.

Infatti, la Comunità Europea 2020 ha raggiunto e superato, come evidenziato i dati, la potenza complessiva di 650 GW complessivamente installata, e, come lecito attendersi, fotovoltaico ed eolico a guidare la transizione ecologica verso la decarbonizzazione.

Gli impianti che incorporano tale tecnologia hanno sfondato il tetto dei 160 e 200 GW installati, in poco più di dieci anni, e questo non può che agevolare l’obiettivo della neutralità climatica, da raggiungere, come da indicazioni fornite nel Dicembre 2019 dalla Comunità europea, entro il 2050.

Cosa avviene nel Paese

Se i risultati arridono a livello globale alla crescita della produzione di energia da rinnovabili, la situazione non è altrettanto florida in Italia: infatti, nel periodo 2010-2010, la crescita, nonostante i regimi incentivanti promossi dal Legislatore e gestiti dal GSE, hanno mostrato una crescita inferiore a quanto fatto registrare dall’Europa, con una significativa recessione avutasi sin dal 2018, ovvero ben prima di quanto determinato dall’emergenza sanitaria dovuta al COVID-19.

La nuova potenza da rinnovabili installata nel nostro Paese nel 2020 è stata di 784 MW, il 35,4% in meno (427 MW) rispetto al 2019, a causa soprattutto del calo dei nuovi impianti eolici, precipitati del 79% dai 413 MW del 2019 agli appena 85 MW del 2020. Come sempre, lo scorso anno è stato il fotovoltaico a guidare la classifica delle installazioni con 625 MW, mentre l’idroelettrico si è fermato a 66 MW e le biomasse a 8 MW.

Cosa ci aspetta nell’immediato futuro: PNRR e scenari di ripresa

Lo scorso aprile l’Italia ha trasmesso il PNRR (Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza), che dovrà mettere a disposizione del comparto delle rinnovabili, una volta approvato, un budget pari a circa 6 miliardi di euro negli anni dal 2021 al 2026

Ma questi i 5,9 miliardi di euro, questo l’importo esatto previsto, si ritiene non siano capienti per rilanciare il settore, in quanto si ipotizza che, con l’attuale tasso di installazione, e assumendo come riferimento i nuovi impianti di fotovoltaico ed eolico dell’ultimo triennio, si raggiungerebbe al 2030 un parco installato di circa 41,7 GW (27,5 GW di fotovoltaico e 14,2 GW di eolico), che salirebbero a 43,2 GW – appena il 61% dell’obiettivo PNIEC – con l’entrata in esercizio degli impianti che hanno partecipato con successo alle aste del Decreto FER-1.

L’effetto di rallentamento della pandemia c’è stato, quantificabile in poco più di 1,5 GW di potenza installata al 2030, dunque non determinante.

Perché tali difficoltà?

Se si vuole andare a cercare il colpevole, si andrebbe a considerare l’elevato costo di produzione dell’energia a partire dagli impianti fotovoltaici, il quale viene condizionato, in negativo, dalle tecnologie abilitanti, con riferimento ai moduli fotovoltaici e ai relativi materiali che li compongono.

Altrettanto, i dati confermano che significativa evoluzione tecnologia sta permettendo di raggiungere livelli competitivi a quelli delle fonti fossili.

Scendendo sul piano analitico, la previsione del report è quella di un raggiungimento del costo associato ai moduli fotovoltaici inferiore a 0,20 euro/W, a fronte di un incremento nell’efficienza fino al 22,5%: e questo vale non solo per il nuovo installato, ma anche per gli impianti già esistenti, attraverso interventi di revamping e repowering permetterebbero di aumentare la produzione anche del 50-70%.

Al momento, però, l’Italia continua a registrare dati in controtendenza rispetto al resto d’Europa.

Ad esempio, se si guarda all’andamento delle aste per i grandi impianti, in particolare eolici e fotovoltaici, dove si assiste a un calo “drammatico” nel coefficiente di saturazione del contingente messo a disposizione, dal 100% del primo bando (30 ottobre 2019) al 24% del quarto bando conclusosi da poco. Il risultato, poco lusinghiero, è di aver aumentato, anziché ridurli come previsto dal meccanismo competitivo, i prezzi medi di assegnazione, penalizzando le installazioni di grande taglia.

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