Roma: si prospetta una nuova emergenza rifiuti a seguito della maxi-gara andata deserta

L’Azienda Municipalizzata Ambiente di Roma, ovvero l’AMA, sicuramente non sta attraversando un ottimo periodo sotto il profilo gestionale, e con essa la città di Roma in merito alla possibilità di conservare un aspetto decoroso e garantire l’igiene ambientale.

In ultimo si segnala l’assenza di concorrenti per la gara da questa indetta in tempi recenti, per un importo pari a 188 milioni di euro, finalizzata all’individuazione di uno smaltitore per le 1,2 milioni di tonnellate di rifiuto indifferenziato presso i propri impianti. Con la nuova gara non andata a buon fine, per mancanza di offerte ricevute, adesso per evitare problemi l’Ama dovrà andare avanti con i contratti-ponte con i privati, che costano fino al 30 per cento in più: dai 140 euro a tonnellata delle previsioni di inizio anno, il costo sostenuto è già salito a 160, e potrebbe crescere ancora. Inoltre, vi saranno sicuramente negative conseguenze sui conti delle famiglie romane, per tali costi aggiuntivi, che dovrebbero sfociare in un aumeto della tassa rifiuti quasi certo.

In pratica si tratta del residuo del trattamento, assolutamente privo di valore, in uscita dalle aree di stoccaggio dei rifiuti degli impianti di trattamento meccanico-biologico di proprietà dell’Azienda, che si trovano a Rocca Cencia e a colle Salario (occorre ricordare che si tratta del secondo tentativo, dopo una gara, andata altrettanto deserta, lo scorso marzo, per un importo differente, pari a 105 milioni).

Questo problema si aggiunge a quelli che l’azienda sta affrontando e tentando di risolvere, con riferimento alla questione dell’approvazione del bilancio ed ai conflitti sindacali con i lavoratori, in contrasto con le decisioni del management (in particolare uno stallo perdurante, come ricordano i sindacati di categoria, metterebbe a rischio gli stipendi dei dipendenti già da ottobre, oltre a impedire lo sblocco del turnover (ossia le nuove assunzioni) promesso dal Comune per scongiurare lo sciopero che era stato proclamato per il 14 settembre.

Purtroppo per la città eterna, la questione rifiuti si propone periodicamente con la saturazione degli impianti in questione, ed il sintomo più evidente del mancato funzionamento del sistema di raccolta implementato è sotto gli occhi dei suoi cittadini: cassonetti stracolmi in larga parte della città causa e smaltimento sempre più complicato, ormai appeso ai contratti aperti (in scadenza il 31 dicembre) per l’export in Abruzzo, Austria e Germania rendono complesso assicurare gli obiettivi di servizio.

Da registrare anche lo scontro tra Virginia Raggi e l’ex sindaco Ignazio Marino, denunciata dal quotidiano la Repubblica poco tempo fa. Si tratta di una ‘Notifica di costituzione in mora’ destinata all’ex primo cittadino, assieme all’ex assessora all’Ambiente Estella Marino, con la quale si chiede la restituzione di 37 milioni di euro per “danno erariale in via amministrativa per la maggiorazione dei costi sostenuti da Roma Capitale per il conferimento in discarica del rifiuto indifferenziato”.

Proprio Marino, nel 2013, aveva chiuso la discarica di Malagrotta, dove per oltre trent’anni sono stati versati i rifiuti indifferenziati della Capitale, per la quale l’Italia si era vista aprire una procedura di infrazione fin dal 2007. Dopo la chiusura, però, la raccolta differenziata non è decollata come previsto. Secondo il Patto per Roma, nel 2016, la Capitale avrebbe dovuto raggiungere il 65 per cento di raccolta differenziata. Invece ad oggi, nel 2018, questo dato è fermo al 44,3 per cento.

Sulla gestione dei rifiuti all’inizio dell’anno è scattata un’indagine della Corte dei Conti per verificare un eventuale danno erariale. Così, riporta ancora il quotidiano, nella lettera partita da Palazzo Senatorio si legge: “Si rende necessario procedere essendo venuta meno in rilievo l’esistenza di un danno erariale derivante dal mancato raggiungimento delle predette percentuali di raccolta differenziata, alla messa in mora a tutela di Roma capitale, dei diversi soggetti responsabili”.