Si è tenuto lo scorso 22 maggio a Bologna, presso l’Auditorium del Parco della Montagnola, l’evento “Il Paesaggio e la Bellezza delle nostre Città – Passeggiata per l’Italia 2025”. In questa cornice istituzionale, patrocinata tra gli altri dal MASE e da ISPRA, è intervenuto Stefano Sassone, Direttore dell’Area Tecnica di Confindustria Cisambiente, per fare chiarezza su una delle tematiche più dibattute del settore: la gestione dei rifiuti derivanti dallo sfalcio e dalla potatura.
L’intervento ha analizzato l’evoluzione normativa e le sfide operative che imprese e comuni devono affrontare alla luce delle recenti novità legislative.
La natura dei rifiuti verdi: il “tira e molla” normativo
Il punto di partenza dell’analisi di Sassone è stata la complessa evoluzione della classificazione degli sfalci e delle potature. Dopo anni di incertezze, il D.Lgs. 116/2020 ha definitivamente acclarato la natura di rifiuto per questi materiali, eliminando le esclusioni precedentemente previste dal Testo Unico Ambientale per il verde pubblico.
Tuttavia, la vera svolta è arrivata con il DL n. 153/2024 (DL Ambiente), che ha riclassificato gli scarti della manutenzione del paesaggio e del verde, sia pubblico che privato, come rifiuti urbani. Questa modifica risponde a tre esigenze fondamentali evidenziate dal Governo:
- Soddisfare le multiutility pubbliche, che spesso non potevano accettare tali rifiuti nei centri di raccolta.
- Ampliare i punti di conferimento per le aziende produttrici.
- Potenziare le attività di recupero, riducendo i costi di trasporto verso impianti lontani.
Il ruolo delle imprese: produttori iniziali e iscritti all’Albo
Un passaggio cruciale dell’intervento ha riguardato la qualifica delle imprese di manutenzione del verde. Come chiarito dalla Circolare n. 1/2023 dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali, le imprese che svolgono attività di sfalcio sono identificate come “produttori iniziali del rifiuto”.
Questa qualifica permette alle aziende di iscriversi in categoria 2-bis per il trasporto dei propri rifiuti. Sassone ha inoltre ribadito che, secondo la Commissione Europea, tali residui sono rifiuti e possono essere considerati sottoprodotti solo a condizioni rigorose e specifiche.
Le indicazioni operative del MASE e il ruolo dei Comuni
La parte finale dell’intervento si è concentrata sulla Circolare MASE del 3 marzo 2025, che fornisce le linee guida per l’accesso ai Centri di Raccolta (CdR). Sono stati illustrati tre scenari operativi:
- caso a: conferimento diretto da parte di utenze domestiche o non domestiche iscritte a ruolo tari.
- caso b: conferimento effettuato dal giardiniere per conto dell’utenza (previa dichiarazione di provenienza).
- caso c: aziende che conferiscono rifiuti della propria attività, potenzialmente anche da territori diversi da quello del CdR, previa stipula di appositi contratti onerosi.
In conclusione, spetta ora agli Enti Territorialmente Competenti (ETC) e ai Comuni “modulare” i propri regolamenti per integrare queste novità, garantendo l’efficienza del servizio e la corretta valorizzazione dei flussi, senza gravare eccessivamente sulla TARI dei cittadini.