L’integrazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) all’interno dei distretti manifatturieri consolida il passaggio della sostenibilità d’impresa da esercizio etico a fattore di competitività, bancabilità e marginalità economica certa. Il convegno regionale promosso a Firenze dalla Delegazione Toscana di AIDDA ha analizzato l’applicazione operativa del Decreto MASE 414/2023, evidenziando le sinergie tra autoconsumo diffuso, tariffe incentivanti ventennali del GSE e obblighi di rendicontazione non finanziaria previsti dalla Direttiva CSRD. La relazione centrale tenuta da Stefano Sassone, Direttore dell’Area Tecnica di Cisambiente Confindustria, ha delineato i modelli operativi per le imprese, dimostrando come i lastrici solari industriali rappresentino asset strategici per la mitigazione climatica e il rafforzamento della corporate governance.
Il contesto industriale e i lavori di Confindustria Toscana Centro e Costa
I lavori del convegno regionale “Le comunità energetiche per un futuro davvero green”, svoltisi presso la Sala Assemblea di Confindustria Toscana Centro e Costa in Via Valfonda a Firenze, hanno fatto il punto sulle ricadute del quadro regolatorio nazionale sulle micro, piccole e medie imprese industriali. L’evento, promosso dalla Delegazione Toscana di AIDDA, ha visto la partecipazione dei vertici associativi, istituzionali ed economici del territorio: Lapo Baroncelli (Presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa), che ha aperto i lavori richiamando l’urgenza di contenere i costi di approvvigionamento elettrico; Lucia Leonessi (Direttore Generale di Cisambiente Confindustria), che ha illustrato la funzione di raccordo dell’associazione tra innovazione circolare e gestione avanzata dei servizi; Silvia Chiassai Martini (Presidente di Fondazione CER Italia), che ha condiviso modelli applicati di cooperazione energetica locale; Grazia Francescato (saggista, già Presidente di WWF Italia), che ha inquadrato le CER come percorso di democratizzazione energetica; e il Cav. Fabrizio Bernini (Presidente di Confindustria Toscana), che ha tirato le conclusioni industriali focalizzandosi sull’abbinamento tra fotovoltaico avanzato e sistemi di accumulo stazionario (BESS).
I tre modelli di partecipazione per l’impresa: l’analisi tecnica di Stefano Sassone
La disamina dei profili tecnico-giuridici ed economici è stata sviluppata nella relazione di Stefano Sassone, Direttore dell’Area Tecnica di Cisambiente Confindustria e Docente a contratto di ESG Compliance presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Sassone ha chiarito la netta distinzione tra la configurazione giuridica della Comunità Energetica – soggetto autonomo no-profit ex D.Lgs. 199/2021 preposto a generare benefici ambientali, sociali ed economici territoriali – e gli obiettivi di redditività dell’impresa privata che ne promuove la nascita o vi aderisce:
«Le CER non sono aziende, ma soggetti no-profit creati per generare impatti ambientali e sociali territoriali. Tuttavia, sono le imprese private a rappresentare il motore industriale indispensabile di questo meccanismo: mettere sul tavolo la distinzione tra la soggettività non lucrativa della CER e la natura commerciale dell’azienda è la premessa per tutelare i conti economici e rispondere all’imprevedibilità dei mercati energetici. Le coperture industriali e i lastrici dei capannoni costituiscono la risorsa più preziosa e scarsa per la transizione: possono accogliere impianti fino a 1 MW per punto di allaccio, senza consumare suolo agricolo».
L’ingresso dell’impresa nel perimetro di una CER si articola su tre opzioni operative descritte durante la relazione:
| Ruolo dell’Impresa nella CER | Profilo Operativo e Investimento | Ritorno Economico ed Energetico |
| Prosumer (Produttore e Consumatore) | Sostiene il CapEx per realizzare l’impianto fotovoltaico fino a 1 MW su lastrico solare o area produttiva. | Autoconsumo fisico dietro contatore con azzeramento di PUN, oneri di sistema (ASOS/ARIM), perdite e accise; valorizzazione dell’eccedenza con tariffa ventennale GSE (+4 €/MWh per il Centro Italia), restituzione componenti ARERA (TIAD 8-10 €/MWh) e vendita RID/PPA, con payback compreso tra 3,5 e 4,5 anni. |
| Consumer (Consumatore) | Nessun investimento iniziale (CapEx nullo); mantiene inalterato il proprio contratto di fornitura commerciale sulla rete. | Conferisce il proprio profilo di prelievo sistematico, massimizzando il coefficiente di contemporaneità oraria sotto la cabina primaria su cui il GSE calcola gli incentivi; percepisce una quota di ristoro periodico a riduzione della bolletta in base al regolamento interno. |
| Concedente di Superficie Industriale | Valorizza i tetti dei capannoni o terreni produttivi senza esborso finanziario (CapEx zero). | Stipula di un contratto di diritto di superficie ventennale con la CER o con una ESCo terza; generazione di flussi di cassa certi tramite canone periodico o fornitura di quote di energia a tariffa scontata, con contestuale bonifica e riqualificazione della copertura. |
L’integrazione con la CSRD e i vantaggi competitivi ESG
La parte centrale dell’intervento di Stefano Sassone ha collegato l’operatività energetica delle CER ai vincoli introdotti dalla Direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD – UE 2022/2464) e dai relativi standard di rendicontazione EFRAG ESRS, evidenziando come l’adesione attivi i tre pilastri della doppia materialità:
«Con l’applicazione della Direttiva CSRD e l’adozione vincolante degli standard ESRS, la rendicontazione di sostenibilità ha terminato la sua stagione di narrazione comunicativa o di rischio greenwashing: oggi richiede metriche quantitative, tracciabili e sottoposte a revisione legale. Partecipare a una CER consente di inserire il piano impiantistico nel Transition Plan per la mitigazione climatica ex ESRS E1, prefigurando la riduzione oggettiva delle emissioni Scope 2 attraverso indicatori sia location-based che market-based. Sotto lo standard ESRS S3 (Comunità interessate), lo statuto può prevedere che una quota dell’incentivo GSE sia destinata al contrasto della povertà energetica locale, sostenendo famiglie fragili del distretto produttivo e rafforzando la Social License to Operate dell’impresa. Infine, sul pilastro Governance (ESRS G1), l’adesione richiede l’adozione di regolamenti contrattuali trasparenti e algoritmi oggettivi per il riparto degli incentivi tra produttori e consumatori, garantendo la tracciabilità dei flussi finanziari pubblici e rafforzando i protocolli del Modello 231».
Come sintetizzato nelle conclusioni della relazione, il beneficio ambientale costituisce la leva tecnica, ma il vero ritorno economico per l’impresa si misura in tre fattori tangibili:
- Accesso al credito e costo del denaro: L’allineamento alla Tassonomia UE e l’abbattimento certificato delle emissioni Scope 2 migliorano il rating bancario societario e ottimizzano il pricing dei tassi di interesse applicati dagli istituti finanziari vincolati a parametri di finanza sostenibile.
- Tenuta della catena di fornitura (Supply Chain): I grandi committenti industriali, impegnati nella riduzione delle proprie emissioni Scope 3, tendono a escludere i subfornitori sprovvisti di indicatori verificati di decarbonizzazione; l’adesione a una CER fornisce il dato numerico e auditabile indispensabile per preservare le commesse.
- Welfare aziendale monetizzabile: La destinazione di energia rinnovabile a tariffe agevolate ai dipendenti residenti nell’area sottesa alla medesima cabina primaria agisce quale strumento di welfare detassato a tutela del potere d’acquisto, migliorando la fidelizzazione e riducendo il turnover del personale.
L’evento ha confermato come la convergenza tra autoconsumo locale, tariffe ventennali GSE e conformità CSRD collochi le Comunità Energetiche al centro della pianificazione industriale, trasformando le superfici produttive in generatori strutturali di marginalità e stabilità patrimoniale.
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