Formazione e Consulenza sull'Ambiente, energie rinnovabili e rifiuti

Interventi Pubblici

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Lo scorso 14 luglio 2026, l’Area Tecnica di Cisambiente Confindustria ha preso parte a un’audizione formale presso la Commissione VIII Ambiente della Camera dei Deputati, presentando una memoria tecnica finalizzata all’analisi dello schema di decreto legislativo recante il recepimento della Direttiva (UE) 2024/1785, la c.d. IED 2.0 (Industrial Emissions Directive).

Il provvedimento nazionale, contrassegnato formalmente come Atto del Governo n. 420, introduce una profonda riscrittura del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Testo Unico Ambientale), modificandone radicalmente la Parte Seconda in materia di Emissioni Industriali e Autorizzazioni Integrate Ambientali (AIA).

L’intervento associativo ha inteso mettere a nudo il vulnus originario dell’impostazione comunitaria: la direttiva nasce modellata attorno al concetto statico di “fabbrica” manifatturiera standard, un archetipo industriale caratterizzato da cicli produttivi termomeccanici chiusi, confinati e facilmente interrompibili o delocalizzabili.

Tale impianto viene applicato acriticamente alle discariche sopra soglia (impianti con capacità superiore a 25.000 tonnellate o che accettano più di 10 tonnellate di rifiuti al giorno), le quali si configurano al contrario come opere di ingegneria ambientale a cielo aperto complesse, governate da variabili biologiche e atmosferiche non controllabili a monte e condizionate da un ciclo di vita rigidamente legato a volumetriche geometriche predefinite ed esauribili.

Stefano Sassone: “Abbiamo oggi inteso evidenziare un errore concettuale drammatico: la norma nasce modellata sulla “fabbrica” manifatturiera standard, applicando acriticamente alle discariche (opere ingegneristiche a cielo aperto) regole pensate per cicli industriali chiusi. I numeri ISPRA confermano che lo smaltimento resta la valvola di chiusura insostituibile del sistema nazionale, gestendo oltre 27 milioni di tonnellate all’anno, di cui circa 8 milioni in discarica. Imporre limiti statici pensati per i camini scardina ex post i PEF tariffari, rischiando di causare il dissesto finanziario delle imprese e la chiusura incontrollata dei siti. Tra le altre cose, abbiamo evidenziato come sia indispensabile sostituire il termine soggettivo “odore” con la locuzione tecnica “emissioni odorigene”, vincolando l’autorità ai metodi scientifici nazionali già codificati dall’art. 272-bis del TUA e sia necessario, ai fini dell’implementazione dei SGA, definire necessariamente i livelli di prestazione ambientale”.

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L’inaugurazione del nuovo insediamento industriale per il trattamento e la valorizzazione di carta e cartone completato da W.E.M. Srl a Catania costituisce uno snodo strategico primario per il potenziamento dell’impiantistica di recupero nel Mezzogiorno e per l’affermazione delle politiche dell’economia circolare. Intervenuto Stefano Sassone per Cisambiente Confindustria: “L’inaugurazione della piattaforma di W.E.M. Srl a Catania rappresenta un tassello strategico e fondamentale in un momento di profonda evoluzione per il nostro settore. Con l’imminente piena applicazione del regolamento europeo PPWR e la definizione del progetto UNI 1613074 sulla separabilità manuale dei poliaccoppiati a base carta, il comparto del riciclo necessita di bracci operativi in grado di assicurare che il materiale cellulosico in uscita rispetti i parametri di riciclabilità industriale. Questa piattaforma risponde esattamente a questa esigenza, ottimizzando la selezione ottica e riducendo a monte l’ingresso di frazioni estranee e contaminanti. Parallelamente, la Regione Siciliana, attraverso il nuovo Piano Rifiuti illustrato a Ecomed lo scorso Aprile, ha tracciato una rotta decisa per scardinare il modello discaricocentrico. Grazie allo stanziamento straordinario di 345 milioni di euro destinato proprio alle piattaforme di recupero, l’Isola punta a creare l’ossatura infrastrutturale per la differenziata. La piattaforma che inauguriamo oggi si inserisce a pieno titolo in questo quadro, configurandosi come un’eccellenza industriale e un concreto caso studio per il territorio”.

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Stefano Sassone, Responsabile dell’Area Tecnica di Cisambiente Confindustria, analizza il caos impianti e i progetti PNRR da rendicontare non validati o modificati, evidenziando che ci sono ben 17mila richieste ancora pendenti e sviscerando tutte le anomalie su dati, incentivi e iter burocratici che stanno bloccando il settore. L’intervento pubblico mette in luce lo stallo operativo causato dall’assenza o incompletezza dei calcoli economici relativi alle precedenti annualità e dall’asimmetria informatica del portale GSE. L’azione sindacale associativa punta a richiedere a GSE, ARERA e MASE l’adozione immediata di standard digitali condivisi di interscambio dati per sanare i ritardi cronici e tutelare la sostenibilità economico-finanziaria delle configurazioni prima che le comunità perdano il loro significato profondo.

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Cisambiente Confindustria ha inaugurato l’avvio operativo della nuova “Area CER”, la macro-struttura interna costituita per affiancare il sistema industriale nello sviluppo dei progetti di energia condivisa. L’incontro ufficiale, tenutosi a Roma in viale dell’Astronomia, ha riunito i principali vertici istituzionali, parlamentari e scientifici del settore ecologico. Il dibattito si è focalizzato sulla transizione dai vecchi modelli energetici centralizzati verso configurazioni collettive decentralizzate basate sulle fonti rinnovabili, nate formalmente con il recepimento della Direttiva UE RED II tramite il D.Lgs. 199/2021. Superata la prima fase di entusiasmo costitutivo, l’associazione ha promosso un confronto pragmatico volto a esaminare l’architettura degli incentivi e i severi colli di bottiglia informatici e autorizzativi che stanno rallentando la messa a terra degli impianti territoriali.

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Confindustria Catania, in stretta e diretta collaborazione con Cisambiente Confindustria, ha organizzato un importante webinar interamente focalizzato sulla detassazione TARI per le imprese e sul conferimento autonomo dei rifiuti al di fuori del servizio pubblico. Al centro dei lavori sono stati posti l’analisi del quadro normativo e regolatorio, le scadenze perentorie, gli adempimenti gestionali e i passaggi operativi per l’uscita legittima delle utenze non domestiche dal circuito della privativa comunale. Il seminario tecnico ha esaminato i profondi benefici di natura fiscale per le realtà industriali e commerciali che avviano a recupero i propri flussi urbani tramite contratti privati. L’evento ha fornito alle aziende del territorio indicazioni pratiche ed economiche per valutare la convenienza, la fattibilità logistica e l’allineamento ai sistemi di tracciabilità digitale.

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Stefano Sassone, direttore dell’area tecnica di Confindustria Cisambiente, ha delineato a Catania, in occasione di Ecomed 2026, la visione industriale per la chiusura del ciclo dei rifiuti in Sicilia. Al centro del dibattito, le misure negoziate con la UE che prevedono il recupero di almeno il 67% dei rifiuti urbani entro il 2030, contenendo lo smaltimento in discarica entro l’8%. Si tratta di un “salto di specie” epocale che condensa in pochi anni lo sviluppo che altrove ha richiesto tre decenni. Sassone ha ribadito che solo attraverso investimenti massicci — circa mezzo miliardo di euro per le filiere di riciclo e 800 milioni per i termovalorizzatori — l’isola potrà recuperare competitività e dignità ambientale.

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