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La discarica e la sfida della Direttiva IED 2.0 la relazione tecnica di Stefano Sassone agli Stati Generali di RemTech

Nell’ambito della sessione dedicata agli Stati Generali delle discariche svoltasi nella Wind Room del Padiglione 6 a RemTech Expo, Stefano Sassone ha tenuto la relazione per conto di Cisambiente Confindustria, analizzando gli impatti derivanti dall’estensione della Direttiva europea sulle emissioni industriali (IED 2.0) agli impianti di smaltimento finale. Sebbene la gerarchia comunitaria collochi la discarica all’ultimo livello di priorità gestionale, i dati statistici ne attestano il ruolo di infrastruttura insostituibile di chiusura del sistema dei rifiuti speciali ed urbani. L’applicazione indiscriminata alle discariche del modello autorizzativo concepito per le fabbriche manifatturiere genera asimmetrie tecniche, patrimoniali e idriche, rendendo necessarie soluzioni flessibili e clausole di equivalenza prestazionale nella fase di transizione verso le nuove BAT.

Il ruolo delle discariche nella gestione dei rifiuti e la qualificazione IED

Nel dibattito sulle politiche di transizione ecologica e di progressiva decarbonizzazione dei cicli produttivi, la gestione delle discariche controllate viene considerata un elemento di chiusura indispensabile del sistema dei rifiuti. L’intervento presentato da Stefano Sassone a RemTech Expo di Ferrara, nella cornice degli “Stati Generali delle discariche”, ha analizzato le criticità dello schema di recepimento della Direttiva (UE) 2024/1785 (IED 2.0), portando la voce degli operatori che gestiscono le fasi a valle della filiera. Nonostante gli obiettivi del pacchetto sull’economia circolare prevedano la riduzione del conferimento dei rifiuti urbani in discarica entro il limite del 10% entro i prossimi anni, l’impiantistica nazionale continua a dipendere da questi presidi.

I dati ufficiali dell’ISPRA illustrati nella relazione di Stefano Sassone descrivono una rete infrastrutturale attiva e distribuita sul territorio:

  • Sono 249 gli impianti di discarica attualmente operativi sul territorio nazionale.
  • Su un totale annuo di circa 165 milioni di tonnellate di rifiuti speciali generati dai comparti produttivi italiani, circa 28 milioni di tonnellate vengono avviati a operazioni di smaltimento.
  • Di questi, oltre 8 milioni di tonnellate trovano il proprio recapito finale sicuro all’interno delle discariche autorizzate, costituendo il necessario complemento a uno per i settori industriali trainanti (dalla siderurgia alla chimica, fino alle costruzioni e alle bonifiche).

Le discariche controllate che superano le soglie dimensionali comunitarie (ovvero quelle che ricevono più di 10 tonnellate al giorno di rifiuti o con una capacità volumetrica complessiva superiore a 25.000 tonnellate) sono classificate a tutti gli effetti come installazioni industriali dall’Allegato VIII alla Parte II del Testo Unico Ambientale, ricadendo nel regime dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Come evidenziato da Stefano Sassone, qualunque modifica apportata alla disciplina generale delle emissioni industriali produce un effetto domino su questi impianti, ridefinendo vincoli e oneri operativi.

L’asimmetria strutturale tra stabilimento manifatturiero e opera di ingegneria

Il vulnus originario denunciato con forza da Stefano Sassone risiede nell’equiparazione concettuale impropria operata tra le fabbriche tradizionali IED e le discariche. Si tratta di realtà con caratteristiche funzionali totalmente divergenti:

Parametro comparativoFabbriche IED 2.0Discariche controllate (smaltimento D1)
Natura del sitoStabilimento industriale confinato (capannone)Opera di ingegneria ambientale a cielo aperto sul territorio
Obiettivo funzionaleTrasformazione attiva di materie prime in prodotti finitiAbbancamento passivo e confinamento sicuro di rifiuti
Flessibilità del layoutLayout modulabile e riconfigurabile nel tempoGeometria rigida vincolata alla volumetria autorizzata e ai lotti
Continuità operativaCiclo produttivo dinamico (accensione/spegnimento a scelta)Processi biologici continui non arrestabili o parzializzabili

Questa divergenza si articola su tre macro-asimmetrie operative:

  1. regime delle emissioni (convogliate versus diffuse): negli stabilimenti manifatturieri i fumi fuoriescono da camini canalizzati, monitorabili con misurazioni puntiformi statiche e abbattibili con filtri dedicati. Nelle discariche le emissioni di biogas e composti odorigeni sono strutturalmente diffuse sulla superficie aperta dei lotti e attraverso le micro-fessurazioni delle coperture, variando in funzione della pressione barometrica, del vento e della temperatura atmosferica. Applicare limiti numerici rigidi e statici a sorgenti diffuse comporta il rischio di contestazioni analitiche arbitrarie e stalli autorizzativi paralizzanti.
  2. ammortamento patrimoniale e rigidità tariffaria: gli investimenti straordinari per la transizione ecologica e la decarbonizzazione imposti a una fabbrica incrementano il valore del compendio industriale e vengono ammortizzati prolungando l’attività produttiva su nuovi mercati. Nelle discariche i ricavi e la vita utile sono bloccati fin dall’inizio da un Piano Economico-Finanziario (PEF) parametrato alla volumetria geometrica esauribile del lotto. Imporre adeguamenti impiantistici straordinari a siti vicini alla saturazione (con una vita utile residua inferiore a 3-5 anni) altera l’equilibrio della concessione e rischia di condurre al dissesto economico le società concessionarie.
  3. inapplicabilità dei target di efficienza idrica sul percolato: nei cicli manifatturieri l’acqua costituisce una materia prima programmata che giustifica i nuovi obblighi europei di riutilizzo interno e riduzione dei consumi (BAT-AEPL). In discarica l’unico fluido rilevante è il percolato, generato dall’infiltrazione delle acque meteoriche nella massa dei rifiuti. Equiparare il percolato all’acqua industriale pretendendone il ricircolo forzato interno rappresenta un paradosso tecnico che espone la massa di rifiuti all’intasamento biologico e a rischi di instabilità geotecnica e contaminazione, dovendo invece il liquido essere captato, estratto e allontanato per la depurazione esterna.

La criticità dell’articolo 29-bis e la proposta di equivalenza prestazionale

Il cuore della proposta emendativa illustrata da Stefano Sassone investe la formulazione dell’articolo 29-bis, comma 3, del Testo Unico Ambientale, modificato dallo schema di recepimento della Direttiva IED. La norma vigente considerava soddisfatti i requisiti tecnici delle discariche qualora rispondenti alle prescrizioni progettuali del D.Lgs. 36/2003 “fino all’emanazione delle relative conclusioni sulle BAT”. Tale formulazione creava una situazione di gravissima incertezza: alla pubblicazione dei documenti europei sulle BAT, il decreto del 2003 sarebbe decaduto, generando un immediato vuoto regolatorio nell’attesa dell’adeguamento delle singole AIA da parte delle Regioni.

Lo schema di decreto provvede a sanare questo profilo stabilendo che i criteri del 2003 rimangano applicabili “fino all’aggiornamento delle autorizzazioni in esito alla pubblicazione delle pertinenti conclusioni sulle BAT”.

Pur garantendo la continuità operativa del titolo abilitativo durante le lunghe istruttorie amministrative, tale disposizione rischia tuttavia di bloccare l’upgrade tecnologico degli impianti nel periodo transitorio.

Per superare l’impasse, Stefano Sassone ha formalizzato la proposta di introdurre una clausola espressa che conferisca alle autorità competenti la facoltà di autorizzare soluzioni progettuali, costruttive e geotecniche alternative a quelle previste dal D.Lgs. 36/2003, purché il gestore ne asseveri l’equivalenza prestazionale. Questa valvola di sfogo tecnologico consentirebbe alle discariche di adottare barriere composite avanzate e sistemi innovativi di captazione del biogas e del percolato, salvaguardando la sicurezza operativa del comparto.

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