A cinquant’anni dal disastro industriale di Seveso, la gestione del rischio da microinquinanti organici persistenti si conferma una priorità ingegneristica, gestionale e normativa per l’intero settore dell’igiene urbana e del recupero dei rifiuti. Nel convegno “Rischio Diossina: 50 anni per conoscere e prevenire”, promosso da Cisambiente Confindustria presso la Fiera RemTech Expo di Ferrara, la relazione introduttiva di Stefano Sassone, Responsabile dell’Area Tecnica e Politiche Ambientali dell’Associazione, ha delineato la complessa anatomia dei processi di formazione e abbattimento di diossine e furani. L’analisi ha esaminato la termodinamica della sintesi de novo nei termovalorizzatori, la vulnerabilità degli stoccaggi delle frazioni secche a rischio incendio, l’imprescindibilità dei bilanci di massa analitici in accettazione e il principio del trasferimento di fase nei presidi di depurazione fumi previsti dalla Direttiva IED e dal Regolamento POPs.
La genesi chimico-fisica e i parametri di combustione primaria
Le policlorodibenzo-p-diossine (PCDD) e i policlorodibenzofurani (PCDF) non sono composti chimici generati intenzionalmente, ma sottoprodotti indesiderati originati da reazioni termochimiche ad alta temperatura in presenza contemporanea di cloro e matrici organiche carboniose. Il rischio connesso alla dispersione di tali inquinanti non presenta un andamento uniforme lungo la catena impiantistica, bensì si manifesta in snodi operativi precisi.
Nei moderni impianti di termovalorizzazione a griglia mobile – tecnologia maggiormente diffusa per il trattamento del rifiuto urbano indifferenziato tal quale (codice EER 20 03 01) o del combustibile solido secondario (CSS, codici EER 19 12 10 e 19 12 12) – la prima barriera è rappresentata dalla corretta conduzione della camera di combustione. Per garantire la completa distruzione termica primaria dei precursori organoclorurati (clorofenoli e clorobenzeni), la conduzione deve osservare rigorosamente la “regola delle tre T”:
| Parametro di Processo | Condizione Tecnica Prescritta | Finalità Ingegneristica |
| Temperatura (T) | $\ge 850\text{ \degree C}$ ($\ge 1.100\text{ \degree C}$ se cloro $> 1\%$) | Ossidazione e rottura dei legami molecolari dei precursori |
| Tempo di Residenza (T) | Almeno $2\text{ secondi}$ in camera post-combustione | Completamento termico delle reazioni di distruzione gassosa |
| Turbolenza (T) | Iniezione aria secondaria ad alta velocità | Prevenzione di sacche fredde e deficit locali di ossigeno |
La finestra critica tra 200 °C e 450 °C e la trappola della sintesi de novo
La distruzione primaria a oltre 850 °C non esaurisce la complessità del presidio impiantistico. Lungo il percorso dei fumi attraverso le superfici di scambio termico della caldaia di recupero si colloca la finestra termica critica compresa tra i 200 °C e i 450 °C, ambito in cui si manifesta la cosiddetta sintesi de novo.
Tale meccanismo consiste nella formazione ex novo di anelli benzenici policlorurati a partire da frammenti elementari di carbonio macromolecolare incombusto (soot) presente nelle ceneri volanti, i quali reagiscono con l’ossigeno molecolare e fonti di cloro inorganico (acido cloridrico, HCl) o organico. Questa reazione eterogenea gas-solido viene catalizzata dai metalli pesanti depositati sui fasci tubieri, in primis dal rame in forma di cloruro rameico ($\text{CuCl}_2$). Di conseguenza, un raffreddamento non adeguatamente rapido dei gas o l’accumulo di sporcamento e cenere sulle superfici di scambio ricrea le condizioni ideali per la rigenerazione dei microinquinanti. Governare questo intervallo attraverso rampe di raffreddamento tempestive (quenching) e protocolli programmati di pulizia delle caldaie costituisce l’azione primaria per prevenire la ricombinazione molecolare prima dell’ingresso nei sistemi di depurazione.
Gli incendi accidentali nelle piattaforme di stoccaggio e nei TMB
Una fonte di rischio strutturalmente diversa investe gli impianti di selezione, i centri di trattamento meccanico-biologico (TMB/TMA) e le aree di stoccaggio autorizzato (operazioni R13 e D15) o deposito temporaneo di frazioni secche combustibili (plastiche, CSS, pneumatici fuori uso e scarti da cartiera denominati pulper).
In tali siti, in cui non operano camere di combustione confinate, il pericolo scaturisce dall’innesco di incendi accidentali. Il rogo si sviluppa in assenza delle condizioni ottimali della combustione controllata: la carenza di ossigeno comburente e le temperature disomogenee innescano fenomeni di combustione smorzata, pirolisi e covata superficiale. In presenza di polimeri clorurati o additivi, si verifica una generazione massiva e incontrollata di PCDD e PCDF che si adsorbono al particolato atmosferico fine ($\text{PM}_{10}$ e $\text{PM}_{2.5}$). La totale assenza di sistemi di aspirazione o filtrazione perimetrale comporta la ricaduta diretta al suolo degli inquinanti, imponendo presidi fisici preventivi quali layout a compartimentazione rigida, limiti geometrici all’altezza dei cumuli, termocamere a scansione continua e impianti fissi antincendio automatici.
Il ruolo dei bilanci di massa analitici in accettazione
Il contenimento del rischio si fonda sul controllo a monte delle frazioni merceologiche conferite. L’ingresso di legni trattati storicamente con pentaclorofenolo (PCP), scarti da demolizione contenenti fluidi con bifenili policlorurati (PCB) o rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) carichi di ritardanti di fiamma bromurati – che generano le tossiche diossine e furani bromurati ($\text{PBDD/PBDF}$) – compromette i cicli industriali in assenza di precisi bilanci di massa.
| Livello di Controllo | Soggetto Esecutore | Attività Operativa e Parametri Verificati |
| Omologa Vincolante | Produttore del rifiuto | Caratterizzazione di base con quantificazione di cloro totale, alogeni (EOX/AOX), PCB e bromo. |
| Verifica al Conferimento | Laboratorio / Presidio Tecnico | Campionamento a campione sui carichi in arrivo per intercettare partite non conformi o sovraccariche. |
| Blending Controllato | Gestore dell’impianto | Dosatura e miscelazione proporzionale dei flussi per contenere il cloro sotto soglie limite (es. $< 0,5 – 1\%$). |
L’applicazione rigorosa del bilancio di massa impedisce l’effetto “Cavallo di Troia” nei procedimenti di recupero e cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste), dove la presenza di alogeni incorporati degraderebbe la qualità del prodotto o integrerebbe violazioni ai Regolamenti REACH e POPs. Al contempo, previene il sovraccarico di alogeni nei forni, proteggendo la conformità alle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
La disciplina IED e la concentrazione del rischio nelle ceneri
L’architettura dei sistemi di abbattimento fumi discendente dalle BAT Conclusions settoriali (con limiti di emissione al camino compresi tra 0,01 e 0,06 ng I-TEQ/$\text{Nm}^3$) e dalla Direttiva IED si basa sul principio del trasferimento di fase. L’iniezione di carboni attivi a secco e il passaggio su filtri a manica operanti sotto i 140–160 °C non eliminano fisicamente i microinquinanti, ma li estraggono dalla corrente gassosa fissandoli sulla matrice solida.
Ne consegue che l’efficienza di depurazione atmosferica si traduce nella concentrazione delle sostanze tossiche nei residui di filtrazione e nelle ceneri volanti (codice EER 19 01 07*). Il Regolamento POPs (UE) 2019/1021 fissa per questi residui la soglia critica del Low POP Content a 5 µg TEQ/kg (5.000 ng TEQ/kg). Il superamento di tale limite fa scattare l’obbligo inderogabile di trattamento termico distruttivo ad altissima temperatura o di confinamento permanente in miniere sotterranee di salgemma o formazioni geologiche profonde (operazioni D12), escludendo categoricamente qualsiasi percorso di smaltimento in discarica convenzionale o messa in riserva ordinaria.
L’articolazione multidisciplinare dei lavori e la sintesi del Direttore Generale
Il programma della sessione di Ferrara ha integrato la disamina ingegneristica con contributi specialistici trasversali. A valle della relazione introduttiva svolta da Stefano Sassone, i lavori sono entrati nella dimensione biologico-sanitaria con l’intervento del Dott. Flavio Collura (Referente Area Biotecnologie Industriali di Cisambiente Confindustria), incentrato sui fenomeni di bioaccumulo, biomagnificazione trofica, interferenza endocrina e tecniche recettoriali di biomonitoraggio. Successivamente, l’Ing. Luca Proietti (già Direttore Generale dell’Area ECB al MASE e attuale Direttore Generale di Valle Umbra Servizi SpA) ha illustrato il quadro manageriale e autorizzativo, analizzando il raccordo tra sostenibilità economica dei servizi pubblici, complessità dei procedimenti AIA e presidio territoriale delle multiutility.
La sintesi dell’incontro è stata affidata al Direttore Generale di Cisambiente Confindustria, Dott.ssa Lucia Leonessi, la quale ha richiamato il valore della trasparenza industriale e della responsabilità sociale delle imprese associate. Leonessi ha ribadito come la memoria storica di Seveso debba consolidarsi in una cultura tecnica diffusa della sicurezza, fondata sull’applicazione delle migliori tecnologie disponibili e su presidi gestionali rigorosi, unici strumenti capaci di coniugare la tenuta produttiva del settore con la tutela della salute pubblica e la salvaguardia dell’ambiente.