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Tessili invenduti: deroghe Ue al divieto di distruzione e nuovi obblighi ESG

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In attuazione del regolamento Ecodesign (ESPR), l’Unione Europea ha approvato le disposizioni operative che regolano le eccezioni al divieto di distruzione dei prodotti tessili invenduti, operativo dal luglio 2026. Sebbene la norma generale proibisca lo smaltimento dei capi rimasti in magazzino per ridurre l’impatto ambientale della “fast fashion”, il nuovo regolamento 2026 definisce casi specifici in cui la distruzione è autorizzata, ad esempio per ragioni igienico-sanitarie o di sicurezza. Questo provvedimento mira a bilanciare l’ambizione della moda circolare con la necessità di prevenire rischi sanitari derivanti da prodotti contaminati, imponendo comunque un rigido sistema di monitoraggio e rendicontazione annuale che metta fine alla pratica sistematica dello smaltimento delle scorte.

Il realismo normativo: quando la distruzione è l’unica opzione sicura e legale

Il divieto di distruggere l’invenduto è uno dei pilastri della strategia UE per il tessile circolare. Tuttavia, la Commissione ha riconosciuto che in alcune circostanze la donazione o il riciclo non sono praticabili.

Le deroghe riguardano prodotti che presentano difetti strutturali tali da renderli pericolosi, articoli ritirati dal mercato per superamento dei limiti chimici REACH o capi che sono stati contaminati biologicamente durante il trasporto. Inoltre, per le micro e piccole imprese è previsto un regime semplificato per non appesantire la gestione delle scorte. In tutti questi casi, l’azienda non potrà semplicemente “buttare” il prodotto, ma dovrà seguire protocolli di smaltimento tracciati, preferendo sempre il recupero energetico allo smaltimento terminale in discarica, in linea con i principi di economia circolare.

Rendicontazione annuale e trasparenza aziendale come driver di mercato etico

L’obbligo di trasparenza è il vero motore della norma. Ogni azienda soggetta al divieto dovrà pubblicare una relazione annuale indicando il numero di prodotti distrutti, la categoria merceologica e la motivazione tecnica del ricorso alla deroga.

Questi dati diventeranno parte integrante della rendicontazione di sostenibilità (CSRD) e saranno scrutinati dalle autorità e dagli stakeholder. Per le imprese della moda, la sfida è ottimizzare la produzione per ridurre alla radice l’invenduto, utilizzando strumenti di previsione della domanda.

Chi riuscirà a minimizzare la distruzione otterrà un punteggio ESG più elevato, rispondendo alla crescente domanda di etica da parte dei consumatori. Il passaggio dal modello lineare al circolare nel tessile è ormai un obbligo legale che premia l’efficienza e la qualità dei brand consapevoli.